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Armonie Orgoniche

di Manuela Rizzo

 

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Tarologia - Tarocchi - Armonie Orgoniche di Manuela Rizzo

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Tarologia

IO E LA TAROLOGIA

No, purtroppo non prevedo il futuro, ma posso aiutarti a capire la direzione da prendere, analizzando ciò che i tarocchi marsigliesi vogliono dirci quando estraggo le carte in una stesa.


 

Sono appassionata di tarocchi da sempre, ma da una decina di anni ho sentito un richiamo particolare a questo mondo.

 

La tarologia, per come la immagino io, è solo uno strumento (come tanti altri) che ci serve per entrare in contatto con noi stessi, con il nostro presente e con il nostro passato. 

Una volta compreso passato e presente è possibile fare delle scelte ottimali per il nostro futuro.

 

Gli archetipi dei tarocchi ci aiutano solo a vedere oltre, a essere più presenti a noi stessi ma poi ogni scelta è una nostra responsabilità.

 

Si tratta di immagini simboliche che hanno un aspetto inconscio. 

 

Per Jung un simbolo è vivo solo se è vivo chi lo osserva. (vivo inteso come consapevole)

Nessuno può dare ad un altro individuo ciò che già non possiede: farsi fare le carte significa darsi un’occasione per crescere.


 

Il mio interesse per i tarocchi, soprattutto quelli Marsigliesi, è in primis studio, curiosità e sperimentazione. 

Ho seguito corsi e seminari. Ho letto libri e acquistato moltissimi mazzi di carte per poter trovare la mia modalità di canalizzazione e analisi.

La loro storia, la loro energia, la mia esperienza, mi hanno convinto che, come dice il maestro Jodorowsky, 

 

 

“Non sei tu a leggere i tarocchi, sono loro che leggono te”


 

 

Il tarocco Marsigliese è diciamo, una grande famiglia, composta da energie, strutture e insegnamenti. La comunicazione con quel mondo ha regole e richiede serietà e rispetto.


 

Trovi su questo mio sito un breve testo dove racconto la storia dei tarocchi marsigliesi. 

 

Ti invito a leggerla per comprendere da quanto lontano arriva questo mazzo di carte.


 

Sono disponibile per consulti privati in presenza o anche online e periodicamente per corsi base di tarologia marsigliese.


 

 

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DA DOVE ARRIVANO I TAROCCHI MARSIGLIESI

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Tarologia: 
TAROT + LOGOS, dal greco “discorso, studio”. STUDIO DEL TAROCCO.

Conosciuti anche con il nome di Lame o Trionfi, i tarocchi fanno parte della storia dell’uomo da sempre. 

 

Tarocco Marsigliese, molto utilizzato nel sud dell’Europa, molto antico, dal gusto rinascimentale, medioevale.

 

Il modo per far parlare il tarocco e grazie alla nostra intuizione. Un’immagine simbolica non è mai completamente spiegabile, definibile, perché ha un aspetto inconscio. 

 

Per Jung un simbolo è vivo solo se è vivo chi lo osserva. (vivo inteso come consapevole)

Nessuno può dare ad un altro individuo ciò che già non possiede: farsi fare le carte significa darsi un’occasione per crescere.


 Non sappiamo di certo qual’ è la vera storia dei tarocchi ma sappiamo che i mazzi più antichi risalgono all’incirca al 1450 quando ogni stampa (libri, carte, …) era solo a mano e eseguita da artisti.

Erano quindi costosissimi e preziosi tanto che capitava di regalarli agli sposi come dono di nozze. Insomma, per pochi.

 

Da qui nasce il pensiero per cui si pensa che per la tradizione il primo mazzo deve essere regalato. Oggi naturalmente questa usanza non ha più senso.

 

Il più antico Tarocco stampato a Marsiglia sembra essere quello di François Chosson, risalente al 1735. Quel modello fu presto imitato da numerosi altri stampatori e nella seconda metà del Settecento divenne uno "standard" da cui sono derivati molti altri mazzi di Tarocchi.

 

I tarocchi sono “un libro” che ha traversato il tempo, che parte dalla cultura egizia per passare a Israele per arrivare alla religione ebraica e in Occidente a quella cristiana.

Lo scopo del tarocco intorno al ‘400 era quello di “fare conoscere, diffondere” alle persone, sotto forma di gioco vizi, virtu’, regole morali, peccati del genere umano.

 

Il tarocco marsigliese si può definire come un mazzo senza tempo perché non segue standard di canoni estetici moderni, non segue cioè le mode, le figure sembrano grottesche e spesso hanno solo quattro colori.


 Benché i maestri cartai francesi avessero la reputazione di essere da sempre i migliori produttori di carte al mondo, sembra che la loro origine non fosse Marsiglia.

 

Si narra infatti che in un vecchio pozzo in Italia furono trovati dei tarocchi, molto simili a quelli francesi, nel XV secolo. In particolare molti storici ritengono che nel 1499, quando la Francia conquistò Milano, i soldati francesi e svizzeri si appassionarono ai tarocchi presenti nella città meneghina per poi portarli in Francia.

 

Poiché Marsiglia era una città famosa proprio per la produzione di carte, si ritenne erroneamente, almeno secondo alcune teorie, che fossero originarie di Marsiglia.

 

Alcune teorie sostengono quindi che la culla dei tarocchi marsigliesi sarebbe stata proprio l’Italia, anche se poi sarebbero stati perfezionati in seguito nei dettagli e nelle finiture presso le scuole artigiane marsigliesi.


 Se però andiamo a scavare nella storia dei tarocchi francesi scopriamo che, secondo alcuni, hanno origini egiziane e secondo altri erano stati creati dai catari, che facevano parte di un movimento ereticale cristiano nato a cavallo tra il X ed il XIV secolo.

 

Stando agli storici più accreditati, i Tarocchi furono inventati nell'Italia settentrionale agli inizi del 15mo secolo e introdotti in Francia durante il periodo di dominazione francese del Ducato di Milano alla fine di quello stesso secolo.

 

Poi, agli inizi del Settecento, i Savoia accolsero fabbricanti francesi nei loro territori per avviare una produzione locale, e naturalmente quei fabbricanti portarono con sé i propri modelli. 

Da qui nacque la tendenza, fra gli stampatori italiani, a produrre anche, ma non solo, Tarocchi in stile marsigliese.

 

Lo stile dei Trionfi marsigliesi, è molto simile a quello di un foglio di carte milanese databile alla fine del XV secolo, il cosiddetto "Foglio Cary", conservato all' Università di Yale

 

La principale novità rispetto alle carte milanesi del XV secolo è la presenza nei Tarocchi marsigliesi del numero e nome della carta in fondo a ciascuna di esse.

 

Nei primi mazzi di tarocchi italiani queste caratteristiche sono assenti e i giocatori dovevano ricordare a memoria l'ordine della carta. Fa eccezione a questo il XIII (La Morte) il cui nome generalmente non è stampato.

 

Fino alla metà del diciottesimo secolo il tarocco venne usato principalmente per il gioco d’azzardo, non come strumento divinatorio- solo dal 1750 in poi assume altra connotazione.

 

 

 

Tre tra le ipotesi più diffuse in merito all’origine dei tarocchi.

 

 

In breve:


 Ipotesi 1, Cultura egizia:

 

-45 d.C. Giovanni Cassiano, vita monastica nella comunità egizia. Decise di portare il suo sapere in Provenza a Marsiglia fondando l’abazia di San Vittore fondendo tradizioni orientali con quelle occidentali. In questi territori sono stati trovati molti documenti che ci riportano e ricollegano ai tarocchi. Col tempo i tarocchi perdono la loro sacralità diventando un gioco fino al 1781 quando Court De Gobelin, archeologo massone, collegò i tarocchi alla religione egizia.

 

Ipotesi 2, culto di Maria Maddalena:

 

Secondo Philippe Camoin i tarocchi marsigliesi costituiscono il Vangelo segreto di Maria Maddalena e nascondono i segreti dell’umanità.

Originari del I secolo d.C., grazie a Maria Maddalena e i discepoli che ri-elaborarono disegni /simboli e passando per la Francia, e arrivando a Marsiglia, presero il nome di tarocchi marsigliesi. 

- anno ‘700 Nicolas Conver crea il primo mazzo, custode della conoscenza simbolica 

- anno 1997 Alessandro Jodorowsky, nuovo restauro tarocchi.

- anno 2002 Philippe Camoin rielabora il mazzo di Nicolas Conver.


 Ipotesi 3, culto Ebraico:

 

Altre ricerche collegavano i 22 e tarocchi alla Kabala e ai 22 sentieri delle Sephirot, quindi alla filosofia cabalistica.

- dal matto alla ruota della fortuna primi 10 

- dalla forza al giudizio (escluso matto e mondo) seconda decina.

Le 10 Sephiroth* e i 22 arcani formano quelli che la cabala chiama “ le 32 vie della scienza assoluta”


 

(*Sephiroth: termine della tradizione esoterica ebraica, detta cabala, secondo cui la manifestazione divina si sviluppa per mezzo di dieci emanazioni chiamate sephiroth, spesso rappresentate come dieci sfere collegate fra loro da aste)


 


 

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